{"id":3798,"date":"2017-01-27T23:59:47","date_gmt":"2017-01-27T22:59:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sacchibelli.it\/?p=3798"},"modified":"2017-01-27T23:59:47","modified_gmt":"2017-01-27T22:59:47","slug":"una-reciproca-antipatia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sacchibelli.it\/?p=3798","title":{"rendered":"Una reciproca antipatia"},"content":{"rendered":"<p><div style=\"width: 330px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.sacchibelli.it\/pictures\/mac.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sacchibelli.it\/pictures\/mac_a.jpg\" width=\"320\" height=\"180\" class=\"size-medium\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\">Il Mac durante il suo &#8220;inutile&#8221; tentativo di boot<\/p><\/div>Che i prodotti <a href=\"http:\/\/www.apple.com\">Apple<\/a> non siano particolarmente apprezzati qui dai sacchibelli, \u00e8 cosa nota. A parte un Ipod, null&#8217;altro \u00e8 mai entrato. E questo per una questione in primis filosofica, ovverosia il fatto che il mondo Apple \u00e8 un mondo chiuso, che tende a funzionare bene (dicono) a patto di &#8220;sposare&#8221; la causa Apple in toto, dal computer, al telefono a quant&#8217;altro. L&#8217;esatto opposto del concetto di open source, che invece trova le nostre simpatie. In secundis perch\u00e8, pur concedendo che si tratti di prodotti che, ai pi\u00f9, possono piacere, il rapporto qualit\u00e0 prezzo \u00e8 evidentemente inferiore rispetto ad altre soluzioni pi\u00f9 open e, magari, meno cool. Si aggiunga poi una nostra certa tendenza a rifuggire le mode, e si pu\u00f2 ben capire che difficilmente diventeremo clienti Apple.<br \/>\nCi\u00f2 premesso, \u00e8 capitato da queste parti un Mac Book Pro, e ci \u00e8 stato chiesto da una persona a noi cara (la mitica zia Lul\u00f9) di recuperare le email in esso contenute e di convertirle in un formato standard, leggibile da qualunque PC non Apple (Windows o Linux che sia). La componente maschile adulta di casa sacchibelli, che ha l&#8217;immeritata fama di capirci di informatica, si \u00e8 preso a cuore la richiesta. Ha scoperto cos\u00ec che il client di posta elettronica Apple si chiama &#8220;<a href=\"https:\/\/support.apple.com\/it-it\/mail\">Mail<\/a>&#8220;, e ovviamente salva le email in un formato proprietario, in file con estensione .elmx. Ha scoperto poi che, sorprendentemente, sembra sia possibile esportare la casella di posta elettronica in un formato pi\u00f9 standard .mbox (https:\/\/www.lifewire.com\/export-mail-to-files-os-x-1172755). Purtroppo per\u00f2 il Mac Book Pro in questione deve aver percepito la diffidenza dell&#8217;utente, e, senza apparente ragione, ha deciso di &#8220;rompersi&#8221;, con un problema apparentemente inspiegabile al boot. Di fatto, dopo averlo spento, in modo corretto, alla successiva riaccensione, il boot \u00e8 cominciato, presentando uno schermo bianco con al centro la famosa mela e una barra che lentamente evidenziava il progredire della fase di boot. Per arrivare in fondo, ci impiega circa 4 minuti. E arrivata in fondo, il computer si spegne. Provate varie combinazioni (controlli hardware, partenza in safe mode e cos\u00ec via), la componente maschile di casa sacchibelli ha poi scoperto che, essendo un kernel linux quello attorno al quale \u00e8 stata costruita la bella impalcatura di <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/MacOS\">Mac OSx<\/a>, \u00e8 possibile fare il boot in single user mode, potendo vedere dei messaggi diagnostici, anzich\u00e8 la mela morsicata, e capire cos\u00ec la natura del problema. Nel caso specifico una failure dell&#8217;hard disk, in particolare della partizione di boot. I pochi casi simili trovati in rete raccontano dell&#8217;impossibilit\u00e0 di risolvere il problema, salvo tentare una inizializzazione e reinstallazione del sistema operativo (perdendo cos\u00ec i dati di posta elettronica che si dovevano convertire).<br \/>\nOvviamente la soluzione \u00e8 stata fare un boot da chiave USB con una linux Live (in particolare <a href=\"https:\/\/www.linuxmint.com\/\">MINT 18.1<\/a>), montare il disco del Mac (ovviamente formattato in modo proprietario, ma comunque leggibile da Linux), collegare alla rete il Mac con Linux e fare un bel backup, via sftp, dei folder contenenti i file .elmx. Si \u00e8 poi scoperto che esistono dei programmi shareware (e comunque a basso costo) che convertono i file .elmx in file .mbox leggibili con <a href=\"https:\/\/www.mozilla.org\/en-US\/thunderbird\/\">Thunderbird<\/a>, senza bisogno di usare Mail. Insomma, alla fine la posta elettronica \u00e8 stata salvata, e ora, dopo aver sostituito l&#8217;hard disk, la tentazione \u00e8 quella di installare Linux invece di Mac OSx \ud83d\ude09<\/p>\n<hr \\>It is a long history, not easy to translate everything in English. As you know we don&#8217;t like Apple philosophy (a close ecosystem) and we prefer the open-source concept. For this reason, and also because the quality\/price ratio is not so convenient, we never bought any Apple phone, tablet or computer. We happily run Linux on our PC, we have Android phones but we are looking for something less google-centric, and we are happy enough. However zia Lul\u00f9 asked us a favor, to convert the email stored in a Mac Book Pro she inherited in a more readable format. The problem is not so difficult, but the Mac Book Pro had a strange disk failure and, at the end, to summarize, we were able to do the job thanks to a bootable USB key with a Linux live distribution. Just to confirm the superiority of Linux&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che i prodotti Apple non siano particolarmente apprezzati qui dai sacchibelli, \u00e8 cosa nota. A parte un Ipod, null&#8217;altro \u00e8 mai entrato. 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