Una reciproca antipatia

January 27, 2017 // Posted in computer  

Il Mac durante il suo “inutile” tentativo di boot

Che i prodotti Apple non siano particolarmente apprezzati qui dai sacchibelli, è cosa nota. A parte un Ipod, null’altro è mai entrato. E questo per una questione in primis filosofica, ovverosia il fatto che il mondo Apple è un mondo chiuso, che tende a funzionare bene (dicono) a patto di “sposare” la causa Apple in toto, dal computer, al telefono a quant’altro. L’esatto opposto del concetto di open source, che invece trova le nostre simpatie. In secundis perchè, pur concedendo che si tratti di prodotti che, ai più, possono piacere, il rapporto qualità prezzo è evidentemente inferiore rispetto ad altre soluzioni più open e, magari, meno cool. Si aggiunga poi una nostra certa tendenza a rifuggire le mode, e si può ben capire che difficilmente diventeremo clienti Apple.
Ciò premesso, è capitato da queste parti un Mac Book Pro, e ci è stato chiesto da una persona a noi cara (la mitica zia Lulù) di recuperare le email in esso contenute e di convertirle in un formato standard, leggibile da qualunque PC non Apple (Windows o Linux che sia). La componente maschile adulta di casa sacchibelli, che ha l’immeritata fama di capirci di informatica, si è preso a cuore la richiesta. Ha scoperto così che il client di posta elettronica Apple si chiama “Mail“, e ovviamente salva le email in un formato proprietario, in file con estensione .elmx. Ha scoperto poi che, sorprendentemente, sembra sia possibile esportare la casella di posta elettronica in un formato più standard .mbox (https://www.lifewire.com/export-mail-to-files-os-x-1172755). Purtroppo però il Mac Book Pro in questione deve aver percepito la diffidenza dell’utente, e, senza apparente ragione, ha deciso di “rompersi”, con un problema apparentemente inspiegabile al boot. Di fatto, dopo averlo spento, in modo corretto, alla successiva riaccensione, il boot è cominciato, presentando uno schermo bianco con al centro la famosa mela e una barra che lentamente evidenziava il progredire della fase di boot. Per arrivare in fondo, ci impiega circa 4 minuti. E arrivata in fondo, il computer si spegne. Provate varie combinazioni (controlli hardware, partenza in safe mode e così via), la componente maschile di casa sacchibelli ha poi scoperto che, essendo un kernel linux quello attorno al quale è stata costruita la bella impalcatura di Mac OSx, è possibile fare il boot in single user mode, potendo vedere dei messaggi diagnostici, anzichè la mela morsicata, e capire così la natura del problema. Nel caso specifico una failure dell’hard disk, in particolare della partizione di boot. I pochi casi simili trovati in rete raccontano dell’impossibilità di risolvere il problema, salvo tentare una inizializzazione e reinstallazione del sistema operativo (perdendo così i dati di posta elettronica che si dovevano convertire).
Ovviamente la soluzione è stata fare un boot da chiave USB con una linux Live (in particolare MINT 18.1), montare il disco del Mac (ovviamente formattato in modo proprietario, ma comunque leggibile da Linux), collegare alla rete il Mac con Linux e fare un bel backup, via sftp, dei folder contenenti i file .elmx. Si è poi scoperto che esistono dei programmi shareware (e comunque a basso costo) che convertono i file .elmx in file .mbox leggibili con Thunderbird, senza bisogno di usare Mail. Insomma, alla fine la posta elettronica è stata salvata, e ora, dopo aver sostituito l’hard disk, la tentazione è quella di installare Linux invece di Mac OSx 😉


It is a long history, not easy to translate everything in English. As you know we don’t like Apple philosophy (a close ecosystem) and we prefer the open-source concept. For this reason, and also because the quality/price ratio is not so convenient, we never bought any Apple phone, tablet or computer. We happily run Linux on our PC, we have Android phones but we are looking for something less google-centric, and we are happy enough. However zia Lulù asked us a favor, to convert the email stored in a Mac Book Pro she inherited in a more readable format. The problem is not so difficult, but the Mac Book Pro had a strange disk failure and, at the end, to summarize, we were able to do the job thanks to a bootable USB key with a Linux live distribution. Just to confirm the superiority of Linux….

This entry was posted on January 27, 2017 at 11:59 pm and is filed under computer. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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